Avviene nello spazio delle meraviglie, dove tutto è possibile perché lì si gode di una luce improvvisa che sa dare corpo alle trasparenze... un lampo di luce che precede il segno del tuono. Ma poi arriva il tuono con tutto il suo reboante fragore e lascia il suo dono. È perfetto e lo si deve raccogliere intatto nella sua sintassi, in una successione ordinata di perle su di un filo di seta: «frutto divino a umiltà terrena accade che la poesia sia».

giovedì 16 aprile 2026

 

«I loro occhi sono sbarrati su volti incartapecoriti. Li saluti, ma difficilmente ricambiano il saluto. Puoi considerarti già molto fortunato, quando ti annuiscono sollevando lievemente il mento. Sono gli ospiti di una delle tante case di riposo. I più sono in carrozzina e vivono in sala o in corridoio in mezzo al traffico di altre carrozzine e deambulatori in movimento. A volte bisticciano tra di loro come i bambini che si fanno i dispetti per la qualunque cosa. Come non comprenderli? Devono ammazzare il tempo che avvertono interminabile, come lo sono i loro movimenti nel portarsi, ad esempio, un semplice bicchiere d’acqua alla bocca. Prima di pranzare o cenare, verso le ore 11.30/12.00 e verso ore 17.30/18.00, si mettono in fila per andare in bagno; a quest’età funzione assai complicata da espletare visto che i più debbono, dal personale strutturato, essere assistiti: preventivamente imbracati e sollevati sulla verticale del water e poi adagiati sulla ciambella del sanitario, grazie sempre all’ausilio di un sollevatore. Qualcuno più fortunato è ancora autosufficiente. Guarda gli altri in difficoltà e pare ringraziare Dio perché gli è stata riservata una diversa sorte».

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