«I loro occhi sono sbarrati su volti
incartapecoriti. Li saluti, ma difficilmente ricambiano il saluto. Puoi
considerarti già molto fortunato, quando ti annuiscono sollevando lievemente il
mento. Sono gli ospiti di una delle tante case di riposo. I più sono in
carrozzina e vivono in sala o in corridoio in mezzo al traffico di altre
carrozzine e deambulatori in movimento. A volte bisticciano tra di loro come i
bambini che si fanno i dispetti per la qualunque cosa. Come non comprenderli? Devono
ammazzare il tempo che avvertono interminabile, come lo sono i loro movimenti
nel portarsi, ad esempio, un semplice bicchiere d’acqua alla bocca. Prima di
pranzare o cenare, verso le ore 11.30/12.00 e verso ore 17.30/18.00, si mettono
in fila per andare in bagno; a quest’età funzione assai complicata da espletare
visto che i più debbono, dal personale strutturato, essere assistiti: preventivamente
imbracati e sollevati sulla verticale del water e poi adagiati sulla ciambella
del sanitario, grazie sempre all’ausilio di un sollevatore. Qualcuno più
fortunato è ancora autosufficiente. Guarda gli altri in difficoltà e pare ringraziare
Dio perché gli è stata riservata una diversa sorte».
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