«Con mio figlio Leonardo, quando viaggio in macchina, mi perdo a discorrere di parole, di etimi, di origini accertate o supposte. Del perché usiamo una parola in luogo di un’altra; del perché in quel luogo non esiste un determinato concetto e solo perché non nasce la parola che lo possa definire, determinare o rappresentare. Dunque, sempre solo parole a riempirci la bocca e a complicarci la testa; parole fatte di significati, sedimentati nel tempo ma anche nello spazio. Parole che purtroppo non sono ancora ad appannaggio dei timidi, troppo timorati dall’essere non all’altezza del ruolo che la vita a loro assegnato».
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