«Un professore di lettere dell’Università di Bologna, nel leggere i miei fraseggi, un giorno mi disse: Sante! Sono in verità aforismi, i tuoi scritti, anche se somigliano per brevità agli haiku giapponesi. Lì per lì, rimasi perplesso. Poi, compresi che aveva ragione su quella che sarebbe stata la mia futura inclinazione di aforista dai contenuti logici, filosofici e a tratti poetici. Sì! Folgorato da un’antica passione verso lo scrivere, avrei vissuto l’emozione del dire tanto con quel poco che mi è dato a disposizione».
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